Il gas Radon e gli effetti sulla salute

Il Radon è una realtà con la quale l’intera popolazione del pianeta convive da sempre ed i cui effetti sull’uomo, riscontrati già nel I secolo A. C. nei minatori delle miniere dell’Europa Centrale (grazie alle osservazioni di Tito Lucrezio Caro nella sua opera ”De Rerum Natura” ovvero ”Sulla Natura” (Libro VI) diceva “E quali miasmi talora esalano le miniere d’oro! Come riducono le facce degli uomini e come i colori! Non vedi o non senti dire come sono soliti morire in breve tempo e come manchino di forza vitale quelli che la grande forza della necessità costringe a tale fatica? La terra dunque sprigiona tutte queste esalazioni e le emana fuori all’aperto e nei liberi spazi del cielo.” ) diventano certi a metà del secolo scorso grazie a una serie di studi. 

La radioattività fu scoperta nel 1896 da Henri Becquerel, il quale osservò che i sali di uranio avevano la capacità di impressionare una lastra fotografica pur essendo essa ricoperta con uno strato di materiale opaco alla luce. Due anni dopo, nel 1898, i coniugi Pierre e Marie Curie scoprirono che se l’uranio era puro emetteva radiazioni in misura minore e conclusero che le impurità dovevano contenere elementi ancora più radioattivi: erano stati scoperti e isolati il polonio e il radio. Nel 1900 il fisico Dorn scoprì, infine, che i sali di radio esalavano un gas radioattivo: il radon.

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Dopo la scoperta dei vari elementi radioattivi fu evidenziata quasi subito la pericolosità dell’esposizione a radiazioni; nel 1902, infatti, fu riconosciuto per la prima volta un caso di tumore radio-indotto. Il legame tra alte concentrazioni di radon ed il rischio di tumore polmonare non fu invece riconosciuto da subito.

Nel 1500 Paracelso aveva notato l’alta mortalità dovuta a malattie polmonari tra i lavoratori delle miniere di Schneeberg, in Sassonia, e Georg Bauer, detto Agricola, nel suo trattato di metallurgia “De re metallica” ipotizzò che l’aria delle miniere contenesse un tipo di polvere, “fiato degli spiritelli”, che aggrediva e corrodeva i polmoni. Solo negli anni 50 fu svelato il mistero dei minatori dello Schneeberg e grazie ad indagini epidemiologiche sui lavoratori di miniere d’uranio si scoprì che il radon e i suoi prodotti di decadimento sono in grado di provocare il cancro polmonare.

Le prime misure di concentrazioni di Radon nelle abitazioni furono effettuate nella metà degli anni ‘50 e soltanto nel 1993 l’ICRP, la Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica, ha promulgato specifiche raccomandazioni sul rischio per la salute e sulla protezione da radon negli ambienti di vita e di lavoro.

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Il gas Radon, il fumo di sigaretta ed il tumore al polmone

Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio per il cancro del polmone mentre il secondo è il gas radon ed i suoi prodotti di decadimento.

Il Radon è un agente cancerogeno di classe 1 (classifica stillata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) che causa un aumento del rischio di contrarre il tumore polmonare. Analizzando il gas radon possiamo affermare che è un gas inerte e non reagisce con altre sostanze, pertanto, come viene inspirato così viene espirato. Non dimentichiamo però che è radioattivo (si trasforma in altri elementi – chiamati anche prodotti di decadimento o figli). I figli del Radon sono elettricamente carichi e si attaccano al particolato presente nell’aria, al fumo di sigaretta di conseguenza possono essere inalati e fissarsi sulla superficie dei tessuti polmonari. Una volta depositati, gli atomi – in particolare due isotopi del polonio, Po-218 e Po-214 – sono ancora radioattivi ed emettono radiazioni Alfa che possono danneggiare le cellule.

Vediamo qui sotto alcune ipotesi:

– i danni prodotti vengono riparati dai meccanismi biologici;

– gli atomi uccidono le cellule;

– gli atomi danneggiano le cellule ed il danno è di tipo degenerativo pertanto la cellula mantiene la 

sua capacità di riproduzione entrando cosi a far parte di un processo cancerogeno.

Ad oggi, anche se ipotizzati, non sono stati dimostrati altri effetti sulla salute causati dal gas radon oltre al tumore polmonare.

Il cancro del polmone è una delle più diffuse e gravi forme tumorali. Nel 2019 sono stimate in Italia 42.500 nuove diagnosi di tumore del polmone (I numeri del cancro in Italia 2019). Nel 2016 sono state registrate in Italia 33.838 morti per tumore del polmone (dati ISTAT).
Si tratta di una delle forme tumorali a più alta letalità: la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con tumore del polmone in Italia è pari al 16%. Ciò è in gran parte dovuto al ritardo con cui si arriva alla diagnosi: i sintomi del cancro del polmone sono infatti poco specifici (includono tosse, perdita di peso senza apparente spiegazione, fiato corto, dolore al torace, presenza di sangue nel espettorato) che spesso possono essere confusi con altre patologie.

È stata dimostrata una forte correlazione tra radon e consumo di tabacco. Per i fumatori il rischio di un tumore polmonare causato dal radon viene considerato 12 – 20 volte superiore rispetto al rischio per i non fumatori.

La Regione Lombardia sta eseguendo attivamente il monitoraggio del territorio e nelle sue indicazioni di Integrazione ai Regolamenti Comunali Edilizi evidenzia che “dall’epidemiologia internazionale emerge che:

  • Si ha un aumento della probabilità di contrarre il tumore polmonare con l’aumentare delle concentrazioni di radon negli ambienti confinati (indoor);
  • Si ha una maggior pericolosità del radon se associato al abitudine al fumo: ragione per cui le azioni di prevenzione del rischio di esposizione a radon vanno condotte in stretta sinergia con le azioni per la disaffezione al fumo;
  • Non è stata evidenziata, da studi scientifici, una “soglia” cioè di un valore di concentrazione sotto il quale si possa ritenere non vi sia rischio di contrarre il tumore polmonare.”
    (cit. – Protocollo H1.2011.0037800 del 27/12/2011 Prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor, integrazione dei Regolamenti Comunali Edilizi)